eccomi qua, dopo quasi due mesi in cui, devo ammetterlo, di cose ne sono cambiate..e parecchie!
ora ho di fronte una grossa responsabilità: ho una gran voglia di dimostrare alla città di Udine che valgo per il ruolo cui sono stato votato, rendendomi a disposizione per quanti di voi abbiano da proporre soluzioni, dispensare consigli o esternare il loro stato di disagio. Credo che le istituzioni, al di là degli obiettivi concreti a cui sono chiamate a rispondere e che spesso assolvono con diligenza e competenza, troppo spesso hanno concretamente tralasciato la funzione per cui sono state create dalle società, ovvero governare e organizzare il cambiamento, per limitarsi semplicemente ad una condizione storica (sociologicamente devastante) di amministrazione, vincolata quindi a meccanismi retroattivi. Dobbiamo invece svestire le istituzioni dal loro tecnicismo pedante e roboante per fare in modo che comprendano quelle dinamiche di prospettiva che governano (con poche soluzioni di discontinuità) l' agire e il pensare degli individui delle società, squarciando quei timidi spazi di democrazia che ancora sopravvivono.
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1 commento:
Dato che posti con ritardo, con ritardo ti rispondo anch'io.
Come te penso che le istituzioni siano concepite per governare, tuttavia anche per amministrare. Il governo, dunque la produzione di politiche per il cittadino, sono lo strumento con cui si produce il c.d. cambiamento, ma è pur vero che l'amministrazione, quindi la gestione dell'ordinario, sia una condizione da cui non poter mai prescindere. Sono convinto che la gestione dei servizi sia un elemento fondamentale. Credo però che il governo, insieme all'aministrazione, affiancato a nuove forme di programmazione e progettazione sia al pari importante. E l'importanza del governo - per meglio dire - deve essere ricercata nei sistemi di partecipazione ed inclusione dei cittadini nei sistemi decisionali. In poche parole, mediante sistemi di democrazia partecipativa.
Livio Gucciardo
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